Il pozzetto non ancora attrezzato e con la passerella pneumatica, che interferisce

 

 

 

Dopo averlo attrezzato con i vari accessori e senza passerella

Solo pochi dettagli andavano aggiustati per renderla perfettamente funzionale al big game, poiché, come prima detto, la barca nasceva per tale fine. Vi erano già la vasca per il vivo (nella quale erano diligentemente riposte tutte le sagole e cimette per gli ormeggi), i portacanne sulle murate (immacolati), il tuna door (ottimo fino ad allora per risalire senza sforzo dopo un salutare bagnetto), le trolling valve elettroniche, vasconi coibentati per il pescato, freezer per le esche nel pozzetto (nelle quali erano sempre state tenute al fresco le bibite fra un tuffo e l’altro), plotter cartografico, pilota automatico, gavoni e cassetti per riporre canne, artificiali e minuteria e soprattutto un pozzetto, che è il sogno di qualsiasi pescatore d’altura: grande, sgombro e basso sull’acqua.

L'ecoscandaglio direttamente nel pozzetto ed i portacanne da riposo

Il rocket lancher a centro pozzetto ed i mulinelli per i teaser sotto il radar arc

 

 

 

Bastò aggiungere l’ecoscandaglio a colori (direttamente nel pozzetto per un’immediata visione in drifting), il radar (indispensabile nelle nebbie invernali e primaverili dell’Adriatico), i portacanne da riposo a ridosso del divano, il rocket launcher al centro del pozzetto, gli outrigger (gli originali della Lee’s tramite l’amico Betulla) e due mulinelli per il recupero dei teaser calati direttamente dagli outrigger. Inoltre fu prontamente eliminata la scaletta idraulica a poppa, che, anche da chiusa,  ostacolava pericolosamente la lenza in combattimento.

A fine Giugno 2000, in soli quattro giorni, ci lasciammo 1200 miglia di mare alle nostre spalle ed eravamo pronti ed operativi a Portoverde.


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Marzo 2001
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